Carne, cioccolato e caffè, i cibi nemici dell'ambiente: lo dice uno studio

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Un tempo, ignari delle conseguenze, gestivamo l’alimentazione in maniera del tutto incosciente, consumando cibi dannosi per la nostra salute e per quella del nostro pianeta. Adesso, per fortuna, sappiamo che il cibo, dalla produzione alla cottura, ha un impatto enorme sull’ambiente e produce effetti diretti sulla salute della popolazione. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale, che diffonde la classifica degli alimenti col maggior impatto ambientale.

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I dati

Diversi studi, come quello pubblicato di recente dall’Università di Oxford o da Obc Transeuropa, individuano nel manzo il prodotto alimentare che genera più inquinamento in termini di emissioni di anidride carbonica. Per produrre 1 kg di manzo, infatti, si rilasciano in atmosfera 59,6 kg di CO2 attraverso tutte le varie fasi che vanno dalla produzione alla vendita. Al secondo posto si colloca l’agnello (24,5 kg di CO2), al terzo il formaggio (21,2 kg di CO2). Inquinano anche cioccolato (18,7 kg) e caffè (16,4 kg).

Una analoga ricerca condotta dall’Università di Oxford su oltre 57mila cibi venduti nei principali supermercati, utilizzando quattro indicatori ambientali (emissioni di gas serra, uso dell’acqua, uso del suolo, e potenziale di eutrofizzazione acquatica) attribuisce il punteggio di inquinamento più elevato proprio alla voce «manzo e agnello»: 34,72 su 100. In Italia si stima che l’85% delle emissioni nel settore alimentare riguardi proprio cibi di origine animale.

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Il problema della cottura

Ma l’inquinamento generato dagli alimenti non si esaurisce con la produzione e la vendita: prosegue anche durante la cottura. «Ancora oggi circa 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo utilizzano legna da ardere, residui colturali, carbone o sterco essiccato per cucinare, mentre il resto della popolazione mondiale fa uso di gas naturale, cherosene, GPL, elettricità.

La combustione generata dalla cottura dei cibi dà origine all’interno degli ambienti domestici a fumi con un livello di contaminanti nettamente superiore a quello raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una forma di inquinamento indoor che causa non solo malattie respiratorie, cancro ai polmoni, broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite, problemi cardiovascolari, fino alla cataratta, ma anche ben 4 milioni di morti premature all’anno su scala globale», afferma il presidente Sima, Alessandro Miani.

In particolare l’utilizzo del carbone come metodo di cottura arreca il massimo danno sia sul fronte ambientale che su quello della salute umana, mentre la carbonella rappresenta il più elevato pericolo per la qualità dell’ecosistema.

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Nel dettaglio uno studio sull’Impatto ambientale dei principali sistemi di cottura domestici pubblicato sull’Italian Journal of Food Science segnala come la formazione di polveri sottili risulti massima per i sistemi di cottura a carbone (7,5 kg PM2.5e pro-capite/anno) con un impatto da 1210 kg di CO2e pro-capite/anno; 607 kg CO2e/anno la carbonella.

Questo non significa che le cucine a gas, presenti nel 68,7% delle case italiane, siano esenti da rischi e pericoli: queste emettono infatti biossido di azoto (NO2), monossido di carbonio (CO), anidride carbonica e metano incombusto (CH4). «Circa 700mila bambini nell’Ue e 234mila in Italia presentano ogni anno sintomi dell’asma riconducibili all’uso del gas per le cotture degli alimenti, con costi sanitari in Europa pari a 3,5 miliardi di euro all’anno», avvisa Miani.

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