Mangiare troppa carne lavorata aumenta il rischio di demenza: lo studio britannico

filetto bistecca carne

Mangiare carne lavorata aumenta il rischio di demenza: lo dice uno studio condotto dall’Università di Leeds (Gran Bretagna) che è stato da poco pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition. Dal report emerge che il consumo di una porzione di 25 grammi di carne lavorata al giorno (l’equivalente di una fetta di pancetta) è legato a un aumento del 44% del rischio di sviluppare la demenza.

Sembra che la lavorazione, in particolare, possa fare la differenza: c’è infatti anche un dato positivo. Mangiare carne rossa non «processata» come manzo, maiale o vitello, può essere protettivo: infatti, chi ne consuma 50 grammi al giorno ha il 19% in meno di probabilità di svilupparla.

Polpettone, la ricetta tradizionale infallibile e gustosa

Lo studio

La ricerca ha evidenziato che tra i partecipanti sono emersi ben 2.896 casi di demenza in una media di otto anni di studio. Queste persone erano generalmente più anziane, più economicamente svantaggiate, meno istruite, spesso fumatori, meno attive fisicamente, con più probabilità di avere una storia di ictus e di demenza familiare e più probabilità di essere portatrici di un gene che è altamente associato alla demenza.

Cordon bleu, la ricetta golosa e veloce che piace a tutti

Il trend

Nel campione di popolazione che ha contribuito alla ricerca, è stata diagnosticata la demenza più agli uomini che alle donne.  Alcune persone avevano da tre a sei volte in più di probabilità di sviluppare demenza a causa di fattori genetici, ma i risultati suggeriscono che i rischi derivanti dal consumo di carne lavorata erano gli stessi indipendentemente dal fatto che una persona fosse o meno geneticamente predisposta a sviluppare la malattia.  Coloro che consumavano quantità maggiori di carne lavorata avevano maggiori probabilità di essere maschi, meno istruiti, fumatori, sovrappeso o obesi e mangiavano meno frutta e verdura.

Carne alla pizzaiola, un secondo piatto ricco di gusto che sa di tradizione

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Exit mobile version