Dieta, fame da stress: 8 italiani su 10 ne soffrono. Ecco come riconoscerla

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    Lo stress è nemico della salute e in questo scorcio d’autunno i motivi per sentirsi sotto pressione di certo non mancano. Preso a piccole dosi non rappresenta di per sé un problema, e può anche contribuire a migliorare le nostre performance sul lavoro, come nello studio. I problemi nascono quando il carico di stress aumenta a dismisura o, peggio, quando si prolunga nel tempo.

    Molti reagiscono somatizzandolo con mal di testa, dolori al collo e alle spalle, mal di schiena, tensione muscolare, palpitazioni. Ma uno dei bersagli preferiti dello stress è l’apparato gastro-intestinale, dove può manifestarsi con la comparsa di disturbi intestinali e mal di stomaco, ma anche andando a condizionare le nostre abitudini alimentari. Alcuni lamentano mancanza di appetito (mi si è chiuso lo stomaco), ma la maggior parte delle persone tende a compensare la tensione mangiando di più. E male.

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    Lo studio

    Una recente ricerca dell’Osservatorio Reale Mutua, realizzata in collaborazione con Slow Food, rivela che otto italiani su dieci, di fronte allo stress, non riescono più a controllare le loro scelte alimentari e cominciano a pasticciare con cibi poco salutari (33%) o a mangiare troppo (27%).

    Solo uno su cinque lamenta un calo dell’appetito e il 3% cerca conforto nell’alcol. Col perdurare di questa situazione dunque le conseguenze non si fanno attendere: uno su tre sviluppa gonfiore, il 27% bruciore o acidità di stomaco e il 12% senso di nausea e pesantezza. Per non parlare dell’impatto sulla bilancia.

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    Dalla ricerca emerge anche che gli italiani sono consapevoli del fatto che una corretta alimentazione riveste un ruolo centrale nella prevenzione ed è un importante baluardo contro sovrappeso, malattie cardiovascolari, diabete e ritenzione idrica. E uno su cinque dunque considera il cibo più uno strumento per restare in forma, che un piacere o un fatto necessario, al punto che anche mangiando fuori casa cerca di consumare cibi di buona qualità e di resistere alle tentazioni della gola o della fretta.

    Ma allora perché lo stress ci induce a cambiare le nostre abitudini alimentari? Come visto, le persone tendono a reagire in due modi diametralmente opposti di fronte alle tensioni. Ci sono quelli che, sentendo un nodo in gola o allo stomaco, smettono praticamente di mangiare, tutti concentrati sulla causa del loro disagio, così da non lasciare passare nessun altro segnale, nemmeno quello della fame; altri invece, schiacciati dallo stress, cercano conforto nel cibo, trasformandosi in quello che gli anglosassoni chiamano emotional eaters, in pratica dei ruminanti incontrollati di emozioni negative, che perdono di vista sia la qualità, che la quantità del cibo ingerito.

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    Il cortisolo

    «Le condizioni di stress spiega il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Medicina Interna inducono un cambiamento della secrezione degli ormoni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con il risultato finale di un aumento del cortisolo, l’ormone dello stress per eccellenza.

    Il rilascio di cortisolo aumenta l’appetito e modifica la scelta dei cibi che si assumono, portando a privilegiare quelli ricchi di grassi e i dolci (craving), che riducono nel breve tempo la percezione dello stress e consentono di immagazzinare energia da utilizzare per mettere in atto reazioni di difesa, come la fuga o il combattimento. Un stress prolungato può generare la fame nervosa che è un fattore di rischio anche per la comparsa di disturbi alimentari come l’alimentazione incontrollata (binge eating). Di qui l’importanza di tenere sotto controllo lo stress cronico con la terapia comportamentale».

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    I chili

    Concedersi per una volta una barretta di cioccolata dopo una giornata impossibile non deve portare a colpevolizzarsi. Ma la fame nervosa cronica però mette a rischio di prendere tanti chili indesiderati. E non solo perché si ingurgitano troppe calorie senza controllo, ma anche perché lo stress impatta sul nostro metabolismo. Un recente studio di Janice Kiecolt-Glaser e colleghi dell’Università dell’Ohio ha dimostrato che le persone stressate tendono a bruciare meno calorie dopo un pasto; gli autori hanno calcolato che si può arrivare a bruciare 104 Kcal in meno nelle sette ore successive ad un pasto. Che può sembrare poca cosa, ma che alla fine dell’anno si traduce in 5 chili di più.

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