Antonella Viola: «Il digiuno intermittente fa bene alla linea e al cuore. Ma va fatto così»

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    Antonella Viola torna a difendere il digiuno intermittente dopo la pubblicazione di uno studio, presentato dall’American Heart Association, secondo il quale la dieta seguita in prima persona dall’immunologa aumenterebbe il rischio di morte per eventi cardiovascolari. La ricerca sarebbe «aria fritta», come sostenuto nei giorni scorsi in un lungo post su Facebook, una «cantonata clamaorosa», ribadisce oggi su La Stampa l’autrice del libro «Il digiuno intermittente» edito da Gribaudo.

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    La ricerca

    «La polemica circa la sicurezza del digiuno intermittente nasce da uno studio non pubblicato, senza dati e senza revisione da parte della comunità scientifica, in cui gli autori hanno chiesto a delle persone di rispondere ad un questionario, indicando a che ora avessero consumato i pasti il giorno prima. Lo hanno fatto per due volte (quindi in totale lo studio si basa sulle abitudini di 2 giorni, riportate dalle persone) e i ricercatori hanno correlato questi dati con la mortalità», afferma Antonella Viola.

    L’immunologa solleva dubbi rispetto alle grosse lacune della ricerca americana: «Non sappiamo se per i partecipanti allo studio fosse un caso aver mangiato per meno di 8 ore o più di 12 o se invece fosse lo schema abituale; non sappiamo se meno di 8 ore significa che facevano un pasto al giorno, magari solo di sera tardi, dopo una giornata piena di stress per il lavoro; non sappiamo cosa mangiassero queste persone e quindi se stiamo paragonando salutisti che mangiano frutta e verdura per 14 ore al giorno con chi digiuna tutto il giorno (magari bevendo caffè e coca cola) e la sera divora un paio di hamburger, patatine fritte e gelato».

    Digiuno intermittente, le imprecisioni

    Antonella Viola fa poi alcune precisazioni sullo schema del digiuno intermittente, il nome con cui è diventato famoso lo scema alimentare che – a detta dell’immunologa – sarebbe stato più corretto definire “alimentazione circadiana”. E così avrebbe voluto intitolare anche il libro edito da Gribaudo: «per digiuno intermittente – spiega – si intende uno schema alimentare per cui si mangia normalmente per un certo numero di giorni a settimana (di solito 5) e si digiuna del tutto negli altri.

    Questo tipo di alimentazione, che a me non piace perché crea disordine nell’alimentazione e impone digiuni troppo lunghi, non è supportata da dati che ne dimostrino i benefici. Purtroppo però il termine digiuno intermittente è diventato popolare e si usa quindi un po’ per tutto, anche per il TRE (lo schema 12/12 o 10/14 o 8/16) che invece ha delle regole molto specifiche».

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    L’alimentazione circadiana

    Al contrario di quanto sostenuto dallo studio americano contestato, «gli studiosi che hanno applicato il TRE in studi clinici controllati e randomizzati (gli unici in cui si può tentare di capire la sicurezza e l’efficacia di un intervento sulla popolazione) hanno dimostrato che l’alimentazione circadiana è sicura e può aiutare a perdere peso e migliorare i parametri metabolici; qualche studio inoltre ha suggerito che gli effetti migliori si ottengono se le 8-10 ore dedicate alla nutrizione sono le prime ore della giornata (per esempio dalle 8: 00 alle 18: 00), di nuovo sottolineando la rilevanza dei ritmi circadiani in questo schema alimentare».

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