L'annuncio di De Castro: «Già pronte quattro modifiche al testo. Un consumo consapevole del vino fa bene»

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    Il vino come le sigarette. Con la stessa etichetta a mettere in guardia dai rischi di un consumo esagerato. Contro questa ipotesi – ventilata nel suo ultimo report dalla Beca, la commissione parlamentare non legislativa europea che si occupa di lotta al cancro – una consistente pattuglia di eurodeputati si prepara alla battaglia in Aula. «Abbiamo depositato quattro emendamenti correttivi che mirano a modificare il rapporto» spiega il dem Paolo De Castro, ordinario all’Università di Bologna, già ministro delle Politiche agricole e oggi parlamentare europeo.

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    Paolo De Castro 

    Il vino italiano è di nuovo sotto attacco. Cosa prevedono gli emendamenti sui quali si voterà martedì prossimo?
    «Insieme al deputato Herbert Dorfmann e alla francese Irène Tolleret, abbiamo confezionato quattro emendamenti correttivi che ci auguriamo verranno approvati e modificheranno l’impostazione del rapporto che, va detto in premessa, è largamente condivisibile».
    Cosa intende?
    «Il rapporto analizza le cause dell’insorgenza di tumori e le azioni da intraprendere nella lotta contro il cancro, che non può che vederci uniti. Tutti gli Stati membri si impegneranno su questo fronte. Ma va eliminato dal testo ogni dubbio circa la differenza sostanziale fra uso e abuso di alcol. Dobbiamo combattere l’abuso, ma un consumo moderato e consapevole di vino, per un uomo adulto e in buona salute, non solo non è nocivo, ma contribuisce a prevenire le malattie cardiovascolari».
    Cosa prevede il secondo correttivo?
    «Riguarda l’etichettatura, che secondo la commissione Beca dovrebbe avvisare dei pericoli sottesi al consumo di alcol. Noi intendiamo eliminare questa previsione, a favore di campagne di informazione e sensibilizzazione capillari ed efficaci sul consumo consapevole di alcolici, vino compreso. C’è purtroppo una differenza sostanziale fra il Nord e il Sud dell’Europa: le ricerche a nostra disposizione ci dicono che nell’area mediterranea il consumo di vino è distribuito lungo tutta la settimana: se ne beve poco, spesso durante i pasti. Nei Paesi nordici, invece, è concentrato nel week end perché maggiore è la cultura dello sballo, che va combattuta. Manca, nel Nord Europa, l’approccio tipico della dieta mediterranea, che raccomanda di bere un bicchiere di vino al giorno».
    Il mondo vitinivicolo è in subbuglio, la preoccupazione suscitata dal report della commissione Beca è altissima. È fiducioso sull’approvazione degli emendamenti?
    «La tensione delle associazioni, dei consorzi, delle città del vino è palpabile: per noi il vino non è soltanto un settore importante dell’agroalimentare, ma è cultura, tradizione, parte della nostra storia. I correttivi predisposti insieme ai colleghi Dorfmann e Tolleret sono stati già sottoscritti da 155 deputati europei: fra martedì e mercoledì avremo il voto in Aula e, se centreremo l’obiettivo di modificare il rapporto, avremo disinnescato il rischio che le raccomandazioni della commissione Beca possano tradursi in futuro in problemi di carattere legislativo per un comparto così importante della nostra economia».
    P.Anc.
    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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