Carbonara Day, è festa per il palato: la ricetta a regola d’arte

Nata per rinfrancare i soldati Usa a Roma, la carbonara, potrebbe derivare anche dal "cacio e ova" abruzzese

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    Carlo Ottaviano
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    “Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare”, diceva Luigi Barzini Jr. Farlo scrivendo di cibo è ancora meglio, aggiungo io dopo 45 anni di lavoro (duro e serio) in tv, quotidiani, mensili e qualche libro pubblicato. Per il Messaggero scrivo anche di economia e attualità.
    Carbonara

    Il tributo

    Autunno 1944, l’alto ufficiale della V Armata americana guarda gli aerei sorvolare Roma ferita dai bombardamenti e dice: «Signori, siamo ancora lontani dalla fine. I ragazzi là fuori ne hanno passato di tutti i colori. Non basta una pacca sulle spalle, a loro serve qualcosa di più, qualcosa che risollevi lo spirito. Un grande pasto, non queste terribili razioni americane». E intima al primo che passa: «Robbins, è compito tuo. Hai 4 giorni».

    Con la disperata missione del soldato di prima classe Robbins, inizia il cortometraggio “Carebonara” diretto dal belga Xavier Mairesse che Barilla ha realizzato in occasione del Carbonara Day. Nel film sarà poi un cuoco romano (impersonato da Claudio Santamaria) a mantenere alto l’umore dei soldati mettendo assieme i contenuti della loro energetica ma insapore Razione K (uovo in polvere e bacon) con spaghetti e pecorino.

    Le polemiche

    «Il film è un tributo alla pasta, che da sempre unisce le persone e le culture», commenta Luca Barilla. Il cortometraggio è destinato a risollevare le polemiche sulla vera origine del piatto che potrebbe essere anche un’evoluzione del “cacio e ova” dell’Appennino, considerando che il termine Carbonada in Abruzzo indicava la carne di suino salata e cotta sui carboni. C’è anche l’ipotesi di una origine napoletana, alla luce di un ricettario del 1837. Che sicuramente non poteva prevedere – e forse nessuno osava fino a ieri – perfino il gelato al gusto carbonara, messo a punto proprio per la giornata di oggi dalla gelateria milanese Gusto 17, né la versione degli spaghetti “su stecco”, utile per le pause dallo smart working.

    Insomma, nessuno scandalo sulle presunte origini, né su come viene cucinata oggi, specialmente dopo le polemiche seguite alla pubblicazione sul New York Times della ricetta Smoky Red col pomodoro tra gli ingredienti. La ricetta italiana più violentata nel mondo, secondo i puristi dovrebbe avere tra gli ingredienti solo pasta, pecorino, uovo, pepe. Con l’irrisolto dilemma guanciale o pancetta.

    «Molti – afferma lo chef Antonello Colonna – li confondono, ma l’etimologia delle parole chiarisce che uno proviene dalla pancia del maiale, l’altro dalla guancia. La ricetta tradizionale vuole il guanciale tagliato a forma di mignolo, metà grasso e metà magro: è vero che in generale è più grasso della pancetta ma è parte integrante del sapore tipico della carbonara». A proposito: per Colonna è un errore arrostire il guanciale che va invece fatto sudare, cioè deve restare morbido.

    La ricetta del piatto a regola d’arte, Antonello Colonna – 1 Stella Michelin – Labico (Roma)

    Ingredienti

    Preparazione

    Step 1

    Rendere rovente una padella antiaderente senza olio o burro.

    Step 2

    Tolta dai fuochi, poggiarvi sopra il guanciale tagliato a forma di mignolo, facendo sfumare un dito di vino bianco.

    Step 3

    Intanto, in una ciotola unire tuorli, pecorino romano, pepe e, se piace, parmigiano reggiano.

    Step 4

    Mantecare il tutto con una frusta e alla fine aggiungere il guanciale “sudato”.

    Step 5

    Scolare la pasta al dente, non troppo asciutta, versandola nella ciotola con il condimento.

    Step 6

    Continuare a mantecare a “bagnomaria”, cioè ponendo la ciotola su una pentola con acqua calda. Questo è il segreto per mantenere la carbonara cremosa e ben calda.

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