Tendenze cocktail summer '22: ​dal whisky italiano al mezcal

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    Che cocktail berremo quest’estate? «Long drink poco alcolici, sodati (ovvero con top di tonica, ginger beer o soda). Serviti in bicchieri alti con ghiaccio e realizzati con prodotti artigianali e del territorio», risponde Dom Costa, mixology expert dell’azienda Velier e autore del libro Drinkzionario. Come il Paloma, il drink a base tequila più diffuso e amato del Messico. Ormai da un paio d’anni è in voga anche in Italia e dal 2020 fa parte della lista ufficiale IBA (una sorta di ricettario ufficiale dei drink più diffusi nel mondo).

    Una ricetta italiana, di cui qualcuno si era pure scordato l’esistenza, è quella del Garibaldi, ovvero Campari e succo fresco d’arancia. Nato dopo la Seconda Guerra Mondiale, dimenticato per anni, oggi riacquisisce appeal. Nulla di nuovo invece sul fronte Aperol Spritz, Gin Tonic, Negroni e Americano, evergreen che restano i best seller quasi ovunque.

    ​Quali saranno gli spirits principi dei drink? 

    Il gin è ormai da anni il re dei cocktail, ma dopo le referenze mediterranee, alpine e alla rosa, adesso è di moda la versione agrumata. Già: sulla scia del successo di Gin Malfy (che oltre alla versione classica, è disponibile al gusto limone, arancia e pompelmo rosa) molte aziende hanno introdotto una etichetta nel segno degli agrumi. Tre nomi su tutti: Elephant, Occitan e Corricella.

    Il whisky

    Da segnalare è la nuova passione dei 20-30enni per il whisky, in particolare per le etichette dei giovani Paesi produttori: India, Sud America ed Europa. Il whisky, insomma, oggi parla francese, danese, islandese. E italiano. Dopo il pioniere Puni, la veneta Poli Distillerie ha lanciato al Roma Bar Show 2022 il suo primo single malt Segretario di Stato. E non è un caso isolato: sono già diverse le aziende impegnate a produrre il proprio whisky tricolore che uscirà nei prossimi anni. Meglio, se bio e sostenibile. Questo è per esempio l’obbiettivo della piemontese Bordiga con Spiga, un whisky di grani antichi di montagna ricoltivati dopo anni di oblio in fase di produzione. 

    Infine, trainati da Paloma e Margarita, tirano i distillati di agave, ovvero tequila e mezcal, in particolare se realizzati con metodi classici, detti in gergo “ancestrali”. Come la tequila Mijenta e il mezcal Ojo de Tigre con Agave Espadín di Oaxaca e Agave Tobalá sostenibile di Puebla.

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