Cibo a base di insetti, in Ue 400 milioni di consumatori. Gli esperti: «Valore nutrizionale ottimo»

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    Dopo l’ok alla commercializzazione di farine di insetti da parte dell’Ue nei mesi scorsi, le stime parlano di un maggior impiego di insetti come ingredienti nei prodotti alimentari nel breve periodo. Ma anche di crescita di consumo. In base all’ultimo report Nomisma per Cia-Agricoltori Italiani, si stimano al 2030 quasi 400 milioni di consumatori di questi prodotti mentre sul fronte del mercato si parla di una crescita di 180 volte a partire dal 2019 fino al 2025, passando da 500 tonnellate a 90 mila per arrivare a 260 mila nel 2030. E se da qui ai prossimi tre anni si prevede un calo produttivo di insetti interi di quasi il 15%, di contro si stima una crescita in media anche del 5% delle vendite di pane, sostituti della carne e nutraceutici, a base di polvere di insetti.

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    «Scalpore ingiustificato»

    Farine di insetti, sottolinea Andrea Ghiselli, past president della Sisa, Società italiana di Scienze dell’ Alimentazione, interessanti per le proteine. Ma, dice l’esperto, intorno a questi prodotti si sta creando uno «scalpore ingiustificato perché – spiega – tutto sommato sarà probabilmente un consumo di nicchia. Rimarranno un prodotto interessante, ma non di largo consumo, anche perché i costi sono molto elevati, almeno al momento».

    Dal punto di vista nutrizionale «il valore è ottimo. Sono alimenti proteici che possono essere un’alternativa o una scelta in più. Generalmente servono per rinforzare qualche altro tipo di farina, per dare vita a cracker, biscotti». «Si tratta – prosegue Ghiselli – di proteine di alta qualità, ma ha una sua ragione il fatto di riportare in etichettatura dei prodotti che tra gli ingredienti hanno farina di insetti, perché come qualsiasi alimento può dare delle allergie. Il consumatore deve sapere che se è allergico ai crostacei lo è probabilmente alle farine di insetto».

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    «Dedicare scaffali appositi può apparire come una ghettizzazione, ma nei supermercati vi sono corridoi dedicati ai cracker, alle patatine e al cibo etnico». E sul rischio che possano togliere mercato ai prodotti italiani: «Direi che il problema non si pone». In particolare possono essere commercializzate in Ue larve del verme della farina minore (Alphitobus diaperinus), larve gialle della farina, locusta migratoria e grilli. Tutti in forma congelata, essiccata o in polvere. Altre otto domande sono in lista d’attesa.

    In Italia il dibattito sull’uso di insetti a scopo alimentare si è acceso dopo la barretta di grillo-mirtillo mangiata dall’astronauta Samantha Cristoforetti ma arrivano anche chips, patatine, pasta, mentre c’è chi alleva grilli. A Milano ha debuttato un burger con farina di grillo, e a Torino si sta sperimentando la possibilità di fare il pane mentre è da tempo in uso la cocciniglia un colorante ricavato dall’omonimo insetto appartenente alla famiglia della coccoidea, in particolare dalle femmine della specie. L’acido carminico, che è la molecola colorata, può essere estratto anche da batteri modificati a tale scopo.

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