Com’è green lo spuntino, la ricetta dell’orange poke

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Tendenze

C’è stata l’epoca dei ristoranti cinesi, poi del sushi giapponese. La stagione del tex-mex (da non confondere col latino-americano), della cucina fusion e via elencando le mode più o meno durature. Tutto si evolve: al popolare cibo di strada è bastato definirsi street food per diventare più caro. C’è da chiedersi, quale sarà la nuova tendenza, specialmente per chi – tornato in ufficio – a pasto completo preferisce uno spuntino veloce?

Alcuni segnali erano già chiari prima della pandemia, come quello del fast casual. Per spiegare di che si tratta, Alessandro Galleni, amministratore delegato di Healthy Color, una delle aziende del settore, scherza in anticipo per l’abuso dell’inglese. «Il fast casual restaurant – afferma – è una proposta che mette insieme la convenienza e l’informalità del fast food al comfort del fine dining. Si rivolge a un pubblico metropolitano che ha poco tempo a disposizione, ma non scende a compromessi. Non ama lo street food e men che meno il junk food».

Pochi metri quadri

La novità sta attirando sia investitori finanziari che giovani imprenditori in franchising. Questo grazie al fatto che nella maggior parte dei casi è possibile lavorare senza l’obbligo di canna fumaria e con locali ridotti in termini di metrature. Da Torino e Milano hanno presso il via i Macha Café, con piatti rigorosamente green e moltissime proposte giapponesi (per esempio, un piatto di tonno, avocado, edamame, masago, nori e sesamo costa 11 euro). Solo Crudo, startup della ristorazione vegana e crudista, da Roma è arrivato a Milano (12 euro un menù
completo). «Il nostro – leggiamo dal sito web ridondante di termini inglesi – è un approccio
healthy a una dieta raw non integralista». Anche qui la formula magica è gentle cooking, cioè i trattamenti termici che preservano le proprietà vitali e nutrizionali di alimenti altrimenti
non edibili crudi.

Il format That’s Vapore (piatti dai 5 ai 13 euro) ha come punto di forza la cucina a vapore con zero grassi di cottura aggiunti. L’ultimo brand appena arrivato a Roma (quartiere Prati, piatti da 4,90 a 11,90 euro) vede come soci tre personaggi famosissimi: il cantante Sfera Ebbasta, lo stilista Marcelo Burlon e il calciatore del Napoli Andrea Petagna.

«L’identità di Healthy Color – spiega l’ad della società che punta ad aprire sedi anche fuori
Italia – è riconoscibile e ben delineata a partire dall’interior design a cura degli street
artist Motorefisico fino alla scelta del menù: poke rivisitati con ingredienti e sapori non
tradizionali, insalate, tartare, wrap, zuppe, pancake, gelati e altre specialità». «Più healthy di un fast food, più fast di un ristorante», conclude Galleni.

Le varianti del poke

Il poke è il piatto di origine hawaiana più alla moda del momento tra i millennial (o tra chi i sente tale). Il nome indica il taglio a cubetti con cui viene servito il pesce. In genere tonno e polpo, anche se è molto diffusa la versione con il salmone. Lo propone in tantissime varianti (quasi sempre sotto i 10 euro) la catena Pacifik Poke. Insomma, il fast casual diventa modus vivendi, anzi edendi, per dirla in latino.

La ricetta dell’orange poke dello Chef Davide Melani, ristorante Healthy Color

Preparazione

Step 1

Cuocere il riso e asciugarlo ben bene, quindi condire con l’aceto e raffreddare.

Step 2

Tagliare salmone, avocado e mango in cubetti da un centimetro.

Step 3

Marinare il salmone con olio, scorza di lime e sale, lasciando riposare in frigo per almeno 30minuti.

Step 4

In una ciotolina, mettere alla base 100 g di riso, sopra 100 g di salmone e poi – alternando i colori – gli ingredienti rimasti.

Step 5

Per la parte croccante, possiamo terminare il piatto utilizzando un topping tipo sesamo, mandorle tostate e pistacchio.

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